     p 197 .
     
Paragrafo 6 . Alcune considerazioni su Locke.

     
Filosofia e politica.
     
A   partire   dal  sedicesimo  secolo,  con  l'opera   di   Niccol
Machiavelli,  inizia  in  Europa  una  riflessione  autonoma  sulla
politica  e  sul diritto. La scienza politica, come la  scienza  in
generale,  intende  liberarsi dai vincoli della religione  e  della
precettistica morale e mette a punto propri strumenti  di  indagine
per  individuare e definire le leggi che regolano le relazioni  tra
gli  uomini  e  gli strumenti con cui possono essere governati  gli
stati.
     John Locke mette in evidenza che nessuna teoria politica -  e,
pi in generale, nessuna indagine scientifica - pu prescindere  da
una teoria della conoscenza, cio dalla definizione degli strumenti
di  cui pu disporre l'uomo per conoscere la realt e agire  su  di
essa.
     Con il Saggio sull'intelletto umano Locke rivendica il primato
della filosofia sulla politica e sulla scienza in genere.
     
La critica della ragione.
     
Dopo  il dibattito su ragione e fede, che dall'antichit attraversa
tutto   il  Medioevo  e  si  ripropone,  ad  esempio  con  Galileo,
all'inizio  del pensiero moderno, Locke analizza la ragione  umana,
cercando di restituirle la possibilit di rioccupare quei territori
che la fede le era andata via via sottraendo.
     Ma  questo  possibile solo attraverso una distinzione  e  una
graduazione delle varie attivit della ragione.
     Se  si  considera la ragione, come faceva Descartes,  un  Sole
capace  di  illuminare l'intero universo, tutte le cose visibili  e
invisibili,  se le si attribuisce cio una illimitata  capacit  di
conoscenza,  si  sottrae  la sua attivit ad  ogni  possibilit  di
verifica.
     Grazie  a  Locke comincia a prendere campo l'ipotesi che  ogni
teoria non pu essere verificata attraverso le stesse regole  sulle
quali    stata costruita, perch cos si possono scoprire  solo  i
difetti di costruzione, ma non la validit dei fondamenti.
     Le  verit  matematiche, cui per Descartes  sono  assimilabili
tutte  le verit conosciute attraverso un metodo corretto (mathesis
universalis), discendono da princpi postulati dalla ragione umana;
quindi  la  loro  verifica  razionale  avviene  all'interno  di  un
universo  chiuso che inizia e finisce con l'attivit della ragione.
Non  per possibile stabilire alcuna relazione tra questo tipo  di
verit  e la realt esterna alla ragione. Galileo ha insegnato  che
il  mondo  esterno, la natura (physis),  il banco di  prova  delle
teorie  non pi postulate, ma ipotizzate dalla ragione. Locke,  dal
canto suo,  convinto che la sensazione, cio il rapporto diretto e
immediato tra soggetto e oggetto, sia l'unico criterio di  verifica
della verit.
     
     p 198 .
     
     Una  volta  stabilito questo limite della ragione, ridotta  la
sua luce al fioco lume di una candela, Locke riconosce che essa pu
avventurarsi,  in quanto facolt di pensare, negli  infiniti  spazi
avvolti  nell'ombra,  attraverso le  questioni  che  riguardano  la
morale,  la  natura dell'uomo, la religione. In questa  possibilit
stanno  le  radici  del pensiero illuminista e, soprattutto,  della
distinzione,  su  cui insister Kant, tra ci che appare  ai  sensi
(fenomeno)  ed  conoscibile come vero o falso, e ci  che  invece,
rimanendo   inaccessibile  alle  sensazioni,      solo   pensabile
(noumeno)(91).
     
La ragione e la guerra.
     
Nell'opera  di Locke appare una forte volont di negare la  visione
pessimistica della natura umana presente nel pensiero di Hobbes, ma
anche in quello di Machiavelli. E questo  un elemento destinato ad
essere  ripreso  e  sviluppato nell'illuminismo e  nella  filosofia
kantiana.
     L'uomo,  fra tutti gli enti che popolano l'universo,  l'unico
dotato  di  ragione e per questo  diverso da tutti gli  altri.  La
razionalit (anima razionale) non  qualcosa che si aggiunge,  come
voleva  Aristotele, ad una base che l'uomo ha  in  comune  con  gli
altri  organismi viventi (anima vegetativa e anima sensitiva),  per
cui  l'uomo    animale razionale: l'uomo - per  Locke  e  per  gli
illuministi -, in quanto razionale, cessa di essere animale.
     E' vero, secondo la lezione socratica e platonica, che l'uomo,
in  assenza  dell'uso  della ragione, pu ridursi  a  comportamenti
ferini.  Ma,  in  questi  casi,  viene  meno  proprio  ci  che  lo
caratterizza come uomo. Dalla incompatibilit tra bestia e  ragione
segue che tutto ci che viola i diritti naturali dell'uomo non  pu
derivare  da  azioni  razionali: la ragione    inapplicabile  alla
bestia.  Cos  la guerra, e, pi in generale, tutte le  aggressioni
alla  libert  individuale e alla vita  di  altri  uomini  sono  la
conseguenza  di  un  abbandono  della  via  della  ragione.  Questa
visione,  che caratterizza il pensiero di Locke e dell'illuminismo,
si    sedimentata nel senso comune e si ripresenta tutte le  volte
che i crimini pi feroci, le guerre e le dittature, sono attribuiti
alla  follia  di qualcuno, sia esso un serial killer, o  Stalin,  o
Hitler,  o  Mussolini. Ripugna l'idea che la ragione  possa  essere
utilizzata per realizzare il male, per violare i diritti  di  altri
uomini,  per affermare la nostra volont di dominio non solo  sulle
cose,  ma  anche sui nostri simili. E allora anche la  capacit  di
progettazione ed esecuzione pi efficiente, che tiene in  scacco  i
migliori  investigatori e lascia impuniti i crimini, l'elaborazione
di  strategie militarmente vincenti, l'uso "intelligente" dei mezzi
di  comunicazione  di massa per guadagnare il  consenso  di  grandi
masse a politiche criminali, sono considerati opera di qualcuno che
 uscito di senno, che ha rinunciato all'uso della ragione.
